FalconeAgainsTorture Campagna Sociale

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L’idea di questa campagna sociale nasce durante le ore di alternativa alla religione, mentre stavamo affrontando l’argomento di Giulio Regeni, un ragazzo Italiano che è stato rapito e torturato in Egitto per ragioni ancora poco chiare. Partendo da questo studio abbiamo cominciato a lavorare alla campagna e, foto dopo foto, il progetto si espandeva sempre di più, interessando le ore di grafica e di inglese, fino ad aver pensato a una giornata in cui Amnesty International verrà a parlare di tortura e diritti umani presso il nostro Istituto. La campagna cominciava a prendere forma quando abbiamo saputo che a breve ci sarebbe stato il progetto legalità, così oltre che ad affigere i nostri lavori nei corridoi dell’istituto, abbiamo pensato anche di partecipare al concorso.
Il nostro obiettivo è sensibilizzare gli studenti nei confronti di un tema molto delicato, la tortura,  che sembra essere molto lontano da noi, ma pensando che in Italia la tortura non è ancora reato, forse non è poi così lontano…
La nostra idea consiste nel mostrare alcune persone tenute prigioniere e torturate, in condizioni e posti diversi nel mondo, ma accomunati da un’unico grido.
Il primo manifesto, mostra un ragazzo, legato a una sedia, picchiato, soffocato con un sacchetto in plastica, per poi essere abbandonato a sè stesso, affamato, assettato e dolorante.
Il secondo mostra una ragazza, di origini arabe, catturata e picchiata da estremisti che probabilmente la terranno prigioniera per metterla a disposizione degli uomini dell’esercito. Una mano le impedisce di gridare per chiedere aiuto, e questo presuppone che le stia per accadere qualcosa di terribile…
Il terzo manifesto rappresenta una ragazza di colore, più vicina alla morte che alla liberà. Rapita dai Boko Haram, in Nigeria, picchiata, torturata, stuprata, privata di ogni suo diritto, che probabilmente morirà senza che nessuno verrà mai a sapere dove sia finita.
Il quarto manifesto, l’unico senza una persona, ma con una sedia vuota, insanguinata, silenziosa. Rappresenta il momento in cui la persona che è stata torturata non c’è più, non si può ben sapere che fine abbia fatto, se sia ancora viva o meno, ma sicuramente si sà che non tornerà mai più alla sua vita.
Tutte queste persone sono accomunate da un’unico desiderio, un grido di speranza, con cui supplicano di rivolere indietro la propria vita, di poter tornare alla propria casa e alla propria famiglia.

 

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Data:

14 Novembre 2017